
L’Ego non è un difetto. Non lo è mai stato. È solo che, spesso, arriva prima di noi. Da giovane, quando entravo da una porta, prima entrava il mio Ego, poi, con qualche passo di ritardo, arrivavo io. L’Ego entrava sicuro, convinto, a volte un tantino arrogante. Io lo seguivo. Perché quando sei giovane, soprattutto nella vendita, l’Ego è una corazza. Ti serve per reggere l’impatto. Chi non ha mai venduto pensa che il rifiuto sia un’eccezione. Chi vende lo sa: il “no” è la norma. Le porte chiuse sono molte più di quelle che si aprono. Le sportellate in faccia superano abbondantemente le strette di mano. E lì l’Ego serve: per non crollare al primo rifiuto; per poter tornare a bussare il giorno dopo…
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