Introduzione della Redazione

Nel primo appuntamento di Dietro le parole abbiamo attraversato, con Loredana Filippi, la parola soglia: il punto in cui ciò che ostacola si mette davanti e chiede di essere visto.

Poi, nel racconto di Olga Corti, quella soglia ha preso una forma concreta: due palpebre che continuavano a riaprirsi e una frase capace di spostare improvvisamente il problema.

Ora compare un’altra figura: l’antagonista. Ciò che si oppone, interrompe un equilibrio e rende impossibile continuare esattamente come prima. In questa nuova tappa di Dietro le parole, con Loredana Filippi entriamo nel bosco delle fiabe, dove la strada sicura si perde e la storia comincia a muoversi.


Ora torniamo al testo di Loredana e a una figura che attraversa le fiabe: l’antagonista.

Mi viene in mente l’eroe di Vladimir Propp, il folklorista russo che ha studiato la morfologia della fiaba: non diventa eroe rimanendo comodo a casa sua. Diventa eroe quando incontra l’antagonista, quando perde la strada o l’oggetto prezioso, quando il bosco si fa fitto.

Lo raccontano molte fiabe e miti della nostra storia, da Biancaneve sino alla selva dantesca: il conflitto è una prima porta. Se la salti, la storia non parte.

Vladimir Propp studiava le fiabe e ci ha lasciato una mappa. Molti passaggi, ma se guardi l’insieme qualcosa ritorna: l’eroe parte da casa, tutto sembra normale. Poi succede qualcosa: un equilibrio si rompe, un divieto viene infranto o qualcosa viene sottratto. L’antagonista compare mentre il terreno frana sotto i piedi. È il nodo-problema che si impone.

Senza di esso, l’eroe resta seduto vicino al focolare e la fiaba finisce a pagina due.

Quante volte abbiamo desiderato evitare l’incontro con l’antagonista? Non perdere la strada sicura, non entrare nel bosco.

È umano.

Il bosco fa paura.

Il conflitto fa male.

Eppure, è lì che può comparire l’aiutante magico. È lì che puoi trovare l’oggetto che ti sarà di aiuto, la lampada che porta il genio nel grembo e che devi «strofinare» per attivarlo.

Ma questo avviene solo dopo, mai prima.

È qui che, per me, il conflitto torna a essere una soglia. Non è un muro per fermarti. È una porta che segna un confine, un prima e un dopo. Una porta che è “chiusa”, ma solo per farti passare.

E poi c’è la lampada.

Il genio della lampada non esce se questa resta ferma, intatta, su di uno scaffale. Esce solo se la strofini. Lo sfregamento fa calore, e il calore fa luce.

Il conflitto che cerchiamo di evitare è la lampada che non tocchiamo per paura di romperla. La teniamo pulita, ma spenta. Quante volte diciamo «ora non posso affrontare questo»? È il momento in cui il conflitto-richiamo bussa e tu fai finta di non essere in casa.

Proteggi la lampada, ma trattieni il genio.

Cosa succede quando smetti di combattere contro te stesso? Succede che l’energia che usavi per tenere chiusa la porta ritorna a te. Non è che il conflitto sparisce. È che smetti di usarlo «contro», anziché a favore. E allora può diventare passaggio.

A volte l’attrito è anche questo: la frizione tra chi eri e chi stai diventando.

La domanda, allora, non è soltanto: cosa faccio per superare il conflitto?

Ma anche: che cosa il problema mi sta mettendo davanti?

Che cosa, di ciò che conoscevo, non basta più?

E se l’antagonista non fosse soltanto chi ci sbarra la strada, ma ciò che ci mostra che la strada di prima non basta più?

Questa lettura ti ha lasciato qualcosa?


Dietro le parole

Testo tratto dal saggio inedito «Il conflitto come soglia» di Loredana Filippi.


Il percorso continua

Dalla struttura delle fiabe alle opere che ci permettono di attraversare il conflitto senza pretendere di spiegarlo.

Cinque opere per attraversare il conflitto

Prossimamente su L’Agorà.